Processo Raciti, poliziotti sul banco dei testimoni

La stradale racconterà l’incidente in cui morì Piccione. L’imputato di 57 anni è accusato di omicidio colposo

LEONFORTE. Poliziotti della stradale che saliranno sul banco dei testimoni, per raccontare l'incidente in cui morì il ventitreenne Gianluca Piccione, una tragedia che ha scosso dal profondo la comunità leonfortese.

Entrerà nel vivo così il 19 dicembre il processo a carico di Carmelo Raciti, 57 anni di Acicatena, nel Catanese, imputato per omicidio colposo per aver investito Gianluca con la sua Fiat Stilo, il 20 febbraio 2009, in autostrada, a due passi dallo svincolo di Mulinello. Raciti è difeso dall'avvocato Antonio Impellizzeri.

Le domande a cui il presidente del tribunale di Nicosia Grazia Anna Caserta, giudice monocratico del processo, è chiamato a rispondere, sono legate alla dinamica. Fu una tragedia imprevedibile, un evento accidentale? O un incidente provocato dalla negligenza, l'imprudenza e l'imperizia dell'automobilista? Il processo, che si era aperto nel novembre del 2010, è rimasto fermo per quasi un anno per un cambio di giudice.

Secondo la difesa fu una tragedia assolutamente accidentale e Raciti non ebbe colpe. La difesa lo sostiene in virtù di una consulenza di parte realizzata dall'ingegnere Francesco Paolo Rizza, designato subito dopo l'incidente. In aula a giugno dovranno deporre i consulenti del pubblico ministero. La Procura di Nicosia però sembrerebbe vederla in maniera opposta rispetto alla difesa: nell'imputazione si adombra senza mezzi termini una responsabilità colposa dell'imputato.

L'automobilista, a rileggere il decreto che dispone giudizio, per il pm non avrebbe rispettato le norme sui limiti di velocità, che impongono di regolare l'andatura per evitare qualsiasi pericolo per la sicurezza delle persone e conservare il controllo del mezzo in condizioni di sicurezza.

Quella maledetta sera Gianluca era sceso dalla macchina subito dopo l'arrivo del carro attrezzi sulla Palermo-Catania, che avrebbe dovuto trainare la sua auto in panne, quando fu travolto dalla Stilo. Le persone che erano con lui, in auto, assistettero attoniti al tragico incidente, senza poterlo aiutare: morì praticamente sul colpo.

La morte di Gianluca, un bravo ragazzo conosciuto e ricco di amici, fu una tragedia per l'intera comunità leonfortese. Ai funerali centinaia di persone si strinsero attorno alla famiglia. E su Facebook esiste sempre, dall'indomani della morte, un gruppo di suoi amici che porta il suo nome, intitolato al «nostro angelo che, anche se è volato in cielo, resterà sempre nei nostri cuori». J.TR.

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