Mafia, assolto l’ex presidente Altecoen

Il patron Gulino era imputato per concorso esterno e accusato per le presunte infiltrazioni nella società per i rifiuti «Messinambiente»

ENNA. Assoluzione piena per il patròn di Altecoen Franco Gulino, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, accusato per le presunte infiltrazioni nella società per i rifiuti «Messinambiente». La seconda sezione penale del tribunale di Messina, presieduta dal giudice Mario Samperi, a latere Curatolo e Pagana, ha assolto per non aver commesso il fatto tutti gli ex amministratori e dirigenti delle società L'Altecoen e Messinambiente.

Assoluzione piena per Franco Gulino, Antonio Conti, Maurizio Selvaggio, Sergio La Cava, Tommaso Palmeri e Gaetano Munnia, tutti imprenditori e dirigenti a Messina delle due società. La stessa sentenza ha dichiarato estinto per prescrizione l'unico reato per cui non è arrivata l'assoluzione, dichiarandolo «improcedibile»: si tratta di un'infrazione ambientale, derubricata in "stoccaggio abusivo" di alcuni rifiuti.

Questa ipotesi minore, caduta in prescrizione, era contestata, tra gli altri, a Gulino, Conti e altri due ennesi, Giovanni e Gaetano Fornaia. Si tratta dello stoccaggio provvisorio di frigoriferi e elettrodomestici dismessi, per cui la società era stata autorizzata a un deposito provvisorio, poi durato più del previsto perché mancavano le risorse per trasportarli altrove. Piena soddisfazione è stata espressa da Gulino, difeso dall'avvocato Luigi Autru Ryolo del foro di Messina, che ha depositato anche una memoria difensiva di sessanta pagine. Per questa inchiesta Gulino è stato anche in carcere a Messina e a Catanzaro. L'ordinanza di custodia respinta dal gip nel 2004 fu poi accolta dal Riesame, su impugnazione della procura peloritana.

Il successivo ricorso della difesa fu respinto in Cassazione, e così Gulino si costituì e rimase in cella quasi due mesi. Le società L'Altecoen e Gulino Group, tramite una nota, oggi esprimono «soddisfazione e compiacimento per la sentenza di assoluzione piena, che ha dimostrato l'assoluta estraneità delle imprese e dei propri imprenditori e dirigenti dalle ipotizzate infiltrazioni mafiose oggetto della grave vicenda giudiziaria». Le uniche condanne arrivate al processo riguardano tre messinesi, che non c'entrano con le società, fra cui il boss Giacomo Spartà, che ha preso solo 2 anni in continuazione con una precedente sentenza.

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