Sette milioni meno, ad Acquaenna il caso degli esuberi

Per salvaguardare i 53 posti a rischio arriva la proposta di farsi decurtare il 20 per cento degli stipendi

ENNA. L'assemblea del personale di AcquaEnna, che ha avuto luogo venerdì sera nella sala del liceo linguistico, taglia corto le proposte del vertice dell'azienda e chiede garanzie occupazionali per tutti i dipendenti. Solo dopo questo passaggio il sindacato si siederà al tavolo delle trattative per verificare lo stato di crisi che denuncia l'azienda. Ma per prendere in considerazioone tale evenienza è necessario uno studio completo dell'attuale situazione economica. E in ogni caso qualsiasi decisione sindacato-azienda passerà al vaglio di un referendum fra i lavoratori.
È stata una assemblea molto partecipata quella di venerdì sera che ha visto presente oltre 90 dipendenti su 122. Hanno preso parte all'incotro i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. Rispettivamente Rita Magnano e Pietro Arena, Tommaso Guarino e Giuseppe Caronte, Filippo Manuella e Vincenzo Mudaro. È stato un aut aut del personale ben preciso che chiede la riassunzione dei licenziati ex Asen e la conferma dei 36 comandati di Siciliambiente ai quali venerdì prossimo, 14 dicembre, scade il comando. In sala i presenti commentavano perplessi la posizione dell'azienda che però ad oggi non ha nulla di ufficiale. Secondo i commenti dei dipendenti e di alcuni sindacalisti lamenterebbe 53 esuberi. La proposta per tentare di salvaguardare l'intero personale passerebbe da una decurtazione degli stipendi del 20 per centi circa, collegamento degli inquadramenti alle mansioni e taglio netto dei benefit.«Per risparmiare - è stato ribadito in assemblea - bisogna tagliare altro». Ma c'è da dire che i conti dell'azienda fanno trasparire un disagio economico non indifferente. A fronte di una previsione di fatturazione di 15 milioni di metri cubi, il 2012 si avvia ad essere chiuso intorno ad una vendita di 8,2 milioni di metri cubi. Insomma una differenza di quasi 7 milioni di mc e di certo non è poco. A questo mancato introito vanno aggiunte le perdite delle condotte idriche in provincia che si si attestano tra il 40 e il 50 per cento. Citiamo il caso emblematico del capoluogo dove il 99 per cento dell'acqua prodotta, e quindi tirata su dai pozzi e immessa nelle condutture, viene persa. Gli ennesi utilizzano solo l'acqua acquistata da Siciliacque. Basta citare il dato del 2010. Il capoluogo acquista un milione 769.496 mc, ne produce 860.820 mc, ne perde nel colabrodo che si chiama conduttura ben 859.422 mc.
In questo quadro c'è anche da inserire la vicenda di Barrafranca l'unico Comune che ancora oggi non ha aderito all'Ato idrico e quindi ai servizi prestati da AcquaEnna.L'ex sindaco barrese Angelo Ferrigno a suo tempo fece una battaglia proprio per non aderire e rivendica sempre quel risultato. E proprio a Barrafranca il costo dell'acqua è molto basso. Tra l'altro in materia di personale c'è da armonizzare varie esigenze. Non a caso i dipendenti provengono dal'ex Asen, dal Consorzio di bonifica, dai Comuni, da un consorzio Acquedotto intercomunale e infine da assunzioni autonome fatte dall'azienda. Insomma per AcquaEnna si prospetta una natale molto caldo.

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