Enna, un’azienda vince il ricorso al Tar: il Comune deve dare l’ok a un impianto

Obiettivo: realizzare una struttura capace di sfruttare i campi sia per la coltivazione sia per produrre energia

ENNA. Secondo il Tar, il progetto ha tutte le carte in regola. Per questo il tribunale amministrativo di Catania ha accolto il ricorso dell'azienda agricola Mario Cascio, ordinando al Comune di Enna di autorizzare la realizzazione di un impianto fotovoltaico su serra di 4 mila metri quadrati in contrada Risicallà, a Pergusa. Il Tar ha nominato pure un commissario ad acta, il capo ufficio tecnico comunale di Aidone. Entrerà in attività se il Comune di Enna non provvederà entro trenta giorni. La sentenza è della prima sezione del Tar di Catania, presieduta dal giudice Biagio Campanella, consigliere Maria Stella Boscarino, consigliere estensore Dauno Trebastoni. I giudici hanno accolto il ricorso principale presentato dall'azienda, rappresentata dagli avvocati Rita Barbera e Rosa Maria D'Antone. La vicenda è iniziata un paio di anni fa e potrebbe non essere finita qui, perché il sindaco Paolo Garofalo annuncia che il Comune farà ricorso: la sentenza, a suo avviso, deve essere «rivista». L’impianto avrà potenza inferiore a un megawatt e il costo previsto, a carico dell'azienda, è di 4 milioni e mezzo di euro. Si prevede l'impiego di quindici lavoratori e un'operatività per venti anni. Il progetto punta sulle fonti alternative in agricoltura. L’impianto serve ad utilizzare i terreni, allo stesso tempo, per coltivare e per produrre energia pulita. L’iter è stato a dir poco travagliato. Il Comune ha poi respinto l'istanza dell'impresa. Ma adesso il Tar ha dato ragione all’azienda. La superficie complessiva dell'area destinata al progetto, scrivono i giudici, è pari a 60.622 metri quadrati, mentre quella occupata dalle serre è di 4.037 metri quadri. Secondo i giudici, considerato che un decimo di 60.622 è pari a 6.062, non soltanto il progetto è approvabile, ma la ricorrente avrebbe ancora a disposizione ulteriori 2.025 metri quadrati. Secondo il Tar, «le uniche motivazioni (…) a sostegno del diniego di concessione, si sono rivelate infondate e documentalmente smentite». Per questo, secondo il collegio del tribunale amministrativo, il Comune non ha più «alcun ulteriore margine di discrezionalità amministrativa o tecnica, non essendo peraltro necessaria né possibile ulteriore attività istruttoria». La conseguenza, insomma, è che non ci devono essere indugi: il prossimo passo deve essere il rilascio dell'autorizzazione entro trenta giorni. Ma i giudici hanno deciso di andare anche oltre, per evitare possibili inerzie: «In difetto di spontanea esecuzione della presente sentenza da parte del Comune - prosegue l'ordinanza del tribunale amministrativo - nei termini sopra individuati, ai medesimi adempimenti provvederà in via sostitutiva un commissario ad acta, individuato nella persona dell'architetto Sebastiano Alesci, dirigente dell'ufficio tecnico del Comune di Aidone, assegnandogli a tal fine il termine di 60 giorni, decorrente dalla scadenza del termine assegnato al Comune, per l'espletamento dell'incarico».

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