Delitti eccellenti, sui cinque ergastoli si esprimono i giudici di Cassazione

Sarà la Corte Suprema a dire l’ultima parola sui tre omicidi che hanno insanguinato la provincia negli anni ’80 e ’90

ENNA. Sarà la prima sezione penale della Corte di Cassazione a occuparsi, forse scrivendo la parola fine, dell'inchiesta sui cosiddetti "delitti eccellenti" dell'Ennese, tre omicidi di mafia che hanno insanguinato la provincia negli anni '80 e '90. Approderà a Roma, fra qualche giorno si saprà la data esatta, l'inchiesta che ha portato a cinque ergastoli per altrettanti mafiosi, fra cui figura pure il superboss Totò Riina. I cinque sono ritenuti, a vario titolo, mandanti e esecutori materiali degli omicidi di Giovanni Mungiovino, ex assessore della DC e presidente dell'ospedale Umberto I, avvenuto il 9 agosto del 1983; dell'imprenditore di Enna bassa Giuseppe Cammarata, inghiottito dalla lupara bianca il 9 maggio 1989; e del boss di Barrafranca Totò Saitta, avvenuto il 25 giugno del 1992. Nei primi due gradi di giudizio è stato inflitto il carcere a vita a Totò Riina, al capomafia di Caltanissetta Piddu Madonia e all'agricoltore villarosano Giacomo Sollami, per l'omicidio Mungiovino; al boss di Enna Gaetano Leonardo e a Madonia per l'omicidio Cammarata; e al presunto killer di Grammichele, in provincia di Catania, Pietro Pernagallo, per il delitto Saitta. A Mungiovino, i killer hanno sparato mentre la vittima stava guidando la sua macchina sulla strada che da Enna bassa porta a Caltanissetta. Secondo i giudici, Riina e Madonia avrebbero dato l'ordine di uccidere Mungiovino, per punire la sua vicinanza a alcuni personaggi della mafia storica palermitana, in una riunione della commissione regionale di Cosa Nostra. Cammarata sparì nel nulla perché avrebbe partecipato all'organizzazione di un attentato fallito contro Madonia. Quest'ultimo avrebbe deciso di punirlo con la morte. Il delitto Saitta, a colpi di pistola per strada, infine, per l'accusa fu voluto da alcuni pietrini, che avrebbero vendicato così l'uccisione del loro capo Borino Miccichè. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Antonio Impellizzeri, Flavio Sinatra, Luca Cianferoni e Ruben Tosi, che hanno fatto ricorso in Cassazione. Le condanne di primo grado, in sostanza, furono confermate in appello, anche nel richiamo della sentenza del primo maxi-processo, dello sterminio dei nemici dei Corleonesi e poi delle questioni locali.

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