Nicosia, reclutava badanti e forniva lavoro: condannato

NICOSIA. Ha patteggiato la pena a 14 mesi e 54 mila euro di multa il ragioniere sessantenne di Nicosia, Vincenzo Di Bennardo, finito sotto processo con l'accusa di immigrazione clandestina e sostituzione di persona con la conseguenza di avere violato i dati personali, di almeno cinque persone, in netto contrasto con la legge che tutela la privacy. Nonostante recidivo Vincenzo Di Bennardo non sconterà la pena, ma verrà affidato in prova, per tre mesi, ai Servizi sociali del Comune. A marzo di quest'anno l’imputato, che è difeso dall'avvocato Michele Emanuele, era stato condannato per gli stessi capi d'imputazione e per fatti analoghi, a sei mesi, la sua richiesta di rito alternativo era stata accolta e aveva quindi già usufruito della sospensione condizionale della pena. Al processo camerale, che si è celebrato giovedì, cinque persone, quattro uomini e una donna, si sono costituite parte civile con gli avvocati Maria Fiscella e Anna Maria Gemmellaro.
Sulla base dell'impianto accusatorio, che l'imputato non ha smentito, Di Bennardo che lavorava in un'agenzia di disbrigo pratiche aveva creato una sorta di giro virtuoso per fare entrare in maniera regolare extracomunitari in Italia. In pratica li faceva entrare col permesso di soggiorno lavorativo che otteneva in maniera impropria raggirando degli ignari nicosiani che sulla carta avrebbero fatto richiesta di lavoratori, ma che nei fatti ne erano completamente all'oscuro. Infatti gli extracomunitari entravano in Italia, per lo più come badanti, ma senza essere collocati dalle persone che avevano fatto la richiesta. Per il procuratore capo Fabio Scavone Di Bennardo approfittando della buona fede di suoi conoscenti si muoveva nel solco dell'illegalità favorendo l'immigrazione clandestina. La Procura è riuscita a ricostruire che a presentare, a nome e per conto degli ignari datori di lavoro, la domanda al ministero dell'Interno era Di Bennardo. Era ancora lui a creare la casella di posta elettronica a nome delle persone che risultava avessero fatto richiesta di lavoratori extracomunitari. Ed era sempre lui a gestire le mail senza che le cinque persone, che si sono costituite parte civile e che per ottenere un risarcimento dovrebbero fare causa civile, ne sapessero nulla. In pratica era Di Bennardo a seguire tutto l'iter amministrativo - burocratico per fare ottenere agli extracomunitari il permesso di soggiorno. Le indagini hanno inoltre chiarito che attraverso le pratiche dei cinque ignari datori di lavoro sono riusciti ad entrare in Italia come regolari tre extracomunitari, mentre non si conosce esattamente il numero di pratiche che le indagini sono riuscite a bloccare evitando ingressi fintamente regolari

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