Enna, protestano i centri antiviolenza: "Fondi assegnati iniquamente"

ENNA. «I fondi contro la violenza di genere, 500 mila euro stanziati dal presidente della Regione, Rosario Crocetta, sono stati assegnati solo a Palermo e Catania. E così Enna, al pari di altre 6 province siciliane, resta fuori: è scandaloso».
Così Maria Grasso, presidentessa dell’associazione «Donne insieme Sandra Crescimanno», che gestisce il primo sportello antiviolenza sorto in provincia di Enna, rende nota la protesta del Coordinamento Donne Siciliane, che da anni rappresenta 24 associazioni e 58 presidi impegnati contro la violenza di genere; e che ha chiesto un incontro all’assessore regionale alla Famiglia.
Secondo la Grasso, l’assegnazione dei fondi «brilla per la sua eccezionale e straordinaria iniquità». La legge sui centri antiviolenza e le case rifugio, denominata «Norme per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere», ricorda la Grasso «nasce proprio da un ddl ideato e lanciato dal coordinamento delle associazioni siciliane, che ora resta fuori. La legge prevedeva una mappatura dei centri antiviolenza, come precondizione per erogare equamente dei contributi economici ai centri in regola. La mappatura non sarebbe stata fatta, ma adesso l’assessorato regionale alla Famiglia ha costituito un forum, un Osservatorio e ha assegnato il finanziamento della legge, pari a 500.000 euro, destinandolo interamente alle due sole province di Palermo e di Catania». «Non conosciamo i meriti speciali per cui queste due province sono state individuate come le uniche e sole degne di tanta attenzione e tanto denaro», dice la presidente regionale Raffaella Mauceri. «Una ripartizione più attenta avrebbe tenuto in considerazioni alcune province come Enna - conclude la Grasso - dove anche poche migliaia di euro sarebbero comunque un contributo importante per lanciare nuovi progetti».

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