Patenti facili a Enna, le prime ammissioni

L’unico ad aver respinto ogni accusa è Eros Crisafulli. Antonino Lambusta sembrerebbe avere ricoperto un ruolo chiave nella truffa

ENNA. Hanno fornito ammissioni, anche se solo in parte, quasi tutti gli arrestati dell’operazione «Guida Insicura», condotta dalla squadra mobile lo scorso maggio.Si è chiuso il giro di ricorsi al gip e ai tribunali del Riesame di Enna e Caltanissetta, che hanno dissequestrato le scuole guida al centro dello scandalo e liberato dai domiciliari tutti gli arrestati.A sottolineare le «ammissioni» degli indagati sono fonti di Procura. L’unico ad aver respinto seccamente ogni accusa è l’ennese Eros Crisafulli, difeso dall’avvocato Edoardo Bonasera. Parziali ammissioni sono arrivate, invece, dagli altri tre: Giuseppe Muscarà di Piazza Armerina, Antonino Lambusta e Salvatore Roccazzella di Valguarnera.

Le responsabilità sono differenti: meno gravi per Muscarà e Roccazzella di quanto non lo siano per Lambusta, che emerge come una sorta di figura-chiave dello scandalo pur non avendo aggravanti specifiche. Muscarà, titolare di varie autoscuole nell’Ennese e nel Catanese, nega sia la truffa che l’associazione a delinquere, ma ha riferito di aver parlato con Lambusta di un suo iscritto, che da due anni non riusciva a superare l’esame a quiz per la patente; e questi gli disse che se ne sarebbe occupato lui. Da quel momento Muscarà non ne avrebbe saputo niente. Sta di fatto che quel cliente fu sostituito all’esame a quiz da Roccazzella, giovane esperto di quiz per la patente, che avrebbe superato la prova agevolmente. Ma Muscarà sostiene di non aver saputo niente di quanto accaduto. L’altra parziale ammissione di Muscarà riguarda il fatto di aver falsificato un registro, facendo figurare come iscritti da lui alcuni clienti di Lambusta. Dal canto suo Roccazzella, accusato di aver fatto esami a nome di altre persone, avrebbe ammesso il fatto, dicendo di conoscere solo Lambusta e aggiungendo persino un episodio rispetto a quelli che gli contestava la polizia.

Confessione pressoché totale, infine, per Lambusta, che nega soltanto - come del resto fanno seccamente anche gli altri, senza alcuna eccezione - ogni ipotesi di associazione a delinquere. Lambusta ha ammesso di aver fatto fare esami a Roccazzella e a un’altra persona al posto di clienti che non avevano tempo per studiare le regole di guida o che non riuscivano a superare i quiz; che avrebbero pagato di più per avere una sorta di sentiero veloce. Il giro di «patenti facili» scoperto dalla squadra mobile, diretta dal vicequestore Giovanni Cuciti, insomma c’era tutto. E a due mesi di distanza dall’operazione «Guida Insicura», dunque inizia a delinearsi un quadro più chiaro. Lambusta è difeso dall’avvocato Antonio Impellizzeri, Roccazzella e Muscarà dall’avvocato Sinuhe Curcuraci.

La seconda puntualizzazione che arriva da fonti di Procura riguarda l’ipotesi di associazione a delinquere, che il Riesame di Enna ha escluso per Muscarà. La stessa ipotesi però è stata confermata dal Riesame di Caltanissetta sia per Lambusta che per Crisafulli, nonostante le liberazioni totali. Muscarà non aveva adito il tribunale di Libertà di Caltanissetta.

 

 

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