Cani attaccano e sbranano ventidue pecore

ENNA. Almeno due branchi di cani randagi hanno sbranato ventidue pecore, in due diversi allevamenti, e ne hanno ferite altre diciassette.
Lo hanno accertato gli esperti del Dipartimento di prevenzione veterinaria dell'Asp di Enna, nelle contrade Torre San Giuseppe (15 morte e 5 ferite) e Cozzo di Povero (7 morte e 12 ferite). La zona è quella di Enna bassa, sotto il Santuario di Papardura e fino a ridosso della strada che porta a Pergusa. Nelle zone esterne del centro abitato, insomma, torna emergenza il fenomeno del randagismo, in particolare per gli allevamenti.
Le aggressioni agli ovini risalgono ad alcune settimane fa, ma la notizia è trapelata solo adesso. Sono state emesse due ordinanze dal sindaco di Enna Paolo Garofalo, con cui sostanzialmente il primo cittadino - citando il regolamento di polizia veterinaria - ordinano l'isolamento per 4 mesi dei due allevamenti, considerato che «gli animali morsicatori sono rimasti ignoti e che pertanto non si può procedere alla loro osservazione sanitaria»; e che oltre agli animali le cui ferite sono già state accertate, non si può escludere il ferimento, anche lieve, di altri esemplari "che comunque possono essere venuti a contatto con i cani responsabili dell'aggressione".
Il sindaco in pratica ha dovuto ordinare il sequestro e l'osservazione sanitaria, per quattro mesi dalla data dell'aggressione - dunque sono già passate alcune settimane - degli allevamenti.
Inoltre è stato imposto il divieto di movimentazione degli animali per tutta la durata dell'osservazione, «se non per imperiose esigenze di pascolo o di macellazione previa autorizzazione da parte delle autorità competenti». Il latte prodotto, durante tutto il periodo di osservazione, è consentito solo dopo un processo di risanamento termico documentato. I proprietari inoltre hanno l'obbligo di comunicare al Dipartimento di prevenzione veterinario l'eventuale morte di ovini prima dello scadere del periodo di osservazione; e, se dovesse accadere, gli animali morti o abbattuti dovranno essere distrutti, «con divieto assoluto di scuoiamento».
I proprietari degli allevamenti, che hanno subito un danno ingente per via dell'azione dei randagi, sono stati dichiarati responsabili dell'esecuzione delle rispettive ordinanze del sindaco.

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