Enna, la protesta dei parenti:«Mancanza di privacy nella camera mortuaria»

ENNA. Lugubre location scelta per la sala mortuaria dell’«Umberto I» e a farne le spese sono i familiari dei defunti che, dopo il decesso in ospedale, così come prevede la legge, sono costretti a vegliare i propri cari nel morgue. Per raggiungere l’obitorio, nei meandri del nosocomio, si attraversa un lungo e buio corridoio esterno che risulta angusto. Ma la piccola sala, al suo interno due ambienti divisi da una parete, suscita anche il malumore degli utenti per la mancanza di privacy: tra le due stanzine, se così possono essere definite, e il piccolo androne non esiste nessuna porta o vetrata che separi gli ambienti e, nel caso che, come già successo, ci siano contemporaneamente due cadaveri, i familiari dell’uno vedono necessariamente anche l’altro. «Eravamo sconvolti dal nostro dolore ma questo non ci ha impedito di rimanere impressionati dall’altra salma, visibile a tutti, sola e avvolta interamente con lenzuola bianche nella camera adiacente», questo è accaduto lo scorso mese come fanno presente alcuni utenti. Ma non sono i soli a lamentarsi della scarsa cura per l’«accoglienza» che questo luogo - che per vocazione accogliente non è - offre a coloro che devono trascorrere lunghe ore al suo interno. Il buio, l’isolamento e la mancanza di qualsiasi servizio rendono l’attesa ancora più triste. Lo stesso obitorio qualche tempo fa fu al centro di polemiche per via della sua sporcizia; oggi per fortuna non è più così: i pavimenti e le pareti sono visibilmente puliti ma i problemi sopra denunciati non sono secondari e si spera che anche questa volta ci sia un intervento decisivo e solidale della direzione amministrativa del nosocomio. La gestione degli spazi dell’«Umberto I» e la privacy al suo interno ancora una volta al centro delle polemiche degli utenti che lo frequentano. A proposito della scelta degli spazi è di questi giorni la polemica su quelli riservati al pronto soccorso, che costringono gli addetti al triage in uno stanzino di pochi metri ma, cosa ben più grave, i pazienti a restare ammassati nelle poche camere a disposizione: al loro interno decine di persone e solo 4 posti letto, in ognuna di esse. Gli ammalati restano in fila nei corridoi in attesa di essere visitati. Per quanto riguarda la mancanza di privacy, invece, molti lamentano di essere trasferiti in carrozzella o barella da un reparto ad un altro attraversando lunghi corridoi, alcuni dei quali si intersecano con il Cup sempre pieno di gente che aspetta di prenotare una visita. Non è stato possibile registrare la replica dell'Amministrazione; più volte abbiamo cercato di contattato telefonicamente il Direttore sanitario, Giuseppe Camilleri, senza ricevere risposta.

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