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Omicidi a Barrafranca, intercettazioni contese

BARRAFRANCA. Fumata nera all’udienza preliminare per gli omicidi di Maurizio Marotta, vittima del cosiddetto «delitto di Santo Stefano», il 26 dicembre 2010 in via della Repubblica, e di Salvatore Caronte, che fu giustiziato in un campo di carciofi, con un colpo di pistola alla nuca, nel novembre del 2007. La Dda di Caltanissetta ha chiesto più tempo, per fare esaminare ai propri consulenti la relazione degli esperti sulle intercettazioni eseguite dai carabinieri. E il Gup David Salvucci, dinanzi a cui si celebrano le udienze sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Dda per i fratelli Carmelo e Luigino Tambè, accusati di entrambi gli omicidi, e di Orazio La Rosa, ritenuto l'autore dell'omicidio Marotta, ha accolto la richiesta di differimento dell'udienza, rinviando al prossimo 24 settembre. I tre indagati sono difesi dagli avvocati Gaetano Giunta, Enrico Trantino e Paolo Giuseppe Piazza. Il nocciolo della questione riguarda la superperizia affidata dal Gup a un esperto, un docente dell'università di Cosenza.
I pm Roberto Condorelli e Giovanni Di Leo, nel giorno dell’interrogatorio del perito, hanno chiesto più tempo, per attendere che la perizia sia esaminata dai consulenti della Dda. La perizia riguarda alcune intercettazioni e le apparecchiature utilizzate da chi le ha ascoltate e ha effettuato le trascrizioni, considerato che ci sarebbero differenze decisive, tra una trascrizione e l’altra. La prossima udienza in pratica potrebbe essere il momento della verità per l’intera inchiesta. Secondo alcune fonti difensive, la superperizia potrebbe porre la parola fine a ogni accusa, facendo definitivamente cadere la tesi degli investigatori e scagionando gli indagati. Da fonti vicine agli inquirenti, invece, qualche mese fa è trapelato che la Dda non considera affatto chiusa la partita. Quel che è certo è che la parola fine, almeno in sede di udienza preliminare, spetterà al giudice Salvucci; e che la perizia in questi giorni è all'esame dei consulenti della Dda e della difesa. È ripresa dopo mesi, dunque, l’udienza preliminare «Belvedere», dall’omonima inchiesta dei carabinieri sui due omicidi. Il nocciolo della questione è tutto legato alle intercettazioni ambientali, nel corso delle quali, secondo l'accusa, alcuni indagati parlerebbero dell'omicidio. Secondo le precedenti perizie, non sarebbe affatto così. Ora si attende l'audizione dell'esperto, che risponderà alle domande di accusa e difesa. Una prima perizia, fatta realizzare dal Tribunale del Riesame in sede cautelare, quando le difese per la prima volta contestarono interamente il quadro indiziario, aveva già dato loro pienamente ragione, cancellando dalle intercettazioni tutti i passaggi che per l'accusa erano «incriminanti»; e aprendo alla scarcerazione, che risale ormai ad alcuni anni fa, di tutti gli indagati, per cui successivamente la Dda ha chiesto comunque il processo.

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