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Enna: vertice Multiservizi, ma le ombre restano

ENNA. Lunedì prossimo l'ultimo faccia a faccia tra Provincia, Multiservizi e lavoratori di quest'ultima nella sede dell'Ufficio provinciale del lavoro. I lavoratori incontreranno il comissario della Provincia Salvatore Caccamo e il commissario liquidatore della Multiservizi Totò Marchì. Probabilmente è arrivato il momento per definire la vicenda e la definizione non sembra possa prendere percorsi positivi. Infatti da più parti si ipotizza il licenziamento di tutti gli addetti che ad oggi sono oltre settanta. I lavoratori tentano di scongiurare quest'ultimo passo ritenuto non a torto definitivo e sembra anzi che partano all'attacco chiedendo il risarcimento dei danni per il mancato utilizzo. L'agonia della Multiservizi divenne conclamata con l'inizio dell'ultima presidenza della Provincia targata Giuseppe Monaco. Infatti le difficoltà di continuare ad erogare 3 milioni e 500 mila euro l'anno alla società furono immediatamente evidenziati. Passò poco tempo e il contributo venne ridotto drasticamente a circa 2 milioni di euro ma l'attività continuò. In corso d'opera vennero cambiate anche le mansioni al personale; si passò dalla vigilanza alla manutenzione delle strade. Cambiò di netto l'attività ma il problema non fu per nulla risolto poiché anche quell'impegno la Provincia riuscì a mantenerlo per poco tempo. I continui tagli di Stato e Regione hanno quasi ridotto sul lastrico le amministrazioni provinciali della Sicilia, in più il governo Crocetta a pensato bene di cancellarle. Quindi frittata fatta. Perdendo le commesse della Provincia la Multiservizi collassò. Al suo capezzale in pochi anni si sono avvicendati tanti fra politici e dirigenti regionali. L'unico vero risultato è stato ottenuto con la concessione per due anni della Cassa integrazione. Un beneficio che alla fine pare sia diventato un autentico boomerang. Infatti altri lavoratori siciliani di aziende simili alla Multiservizi hanno ottenuto, tramite un finanziamento congiunto di Stato, Regione e Comuni, la garanzia del varo di progetti socialmente utili per due anni. La Gesip a Palermo insegna. Cosa non avvenuta per la Multiservizi di Enna poiché, stando alle motivazioni fornite da esponenti sindacali, le somme della Cassa integrazione andrebbero a confluire nel finanziamento dei progetti socialmente utili. I lavoratori ennesi hanno già da tempo ottenuto per 24 mesi la Cassa integrazione e quindi tali progetti non potevano essere finanziati. Morale della favola gli addetti della Multiservizi sono rimasti gli unici fuori dai progetti e da qualsiasi altro sostegno al reddito. Infatti da gennaio non godono più di Cassa integrazione né di nessun altro aiuto. Per farla breve lunedì si potrebbe aprire per davvero la porta al licenziamento collettivo di tutti i lavoratori non essendo individuati altri strumenti per riportarli al lavoro. Ma come sempre accade al danno si aggiunge la beffa ancora non concretizzata ma con lo spettro ben presente davanti. La Multiservizi non avrebbe in cassa più il becco di un quattrino e sarebbe impossibilitata a garantire perfino il Tfr, trattamento di fine rapporto, a lavoratori che hanno prestato servizio per 25 anni. Questo gli addetti lo sanno bene e alcuni di loro si sono rivolti ad un avvocato il quale lunedì dovrebbe, prioritariamente, chiedere di non procedere ai licenziamenti e poi puntare su una richiesta di risarcimento danni. Questi sono i drammi retaggio della prima repubblica quando le casse degli enti erano floride ed era facile creare posti di lavoro. Non appena tali flussi si sono interrotti i problemi sono saltati fuori. Una società nata per stare sul mercato e che invece prosperava grazie al contributo faraonico, 3 milioni e 500 mila euro l'anno, della Provincia per assicurare solo vigilanza.

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