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UNIONE ALLEVATORI

Enna, agricoltura e zootecnia in crisi
Mercoledì ricomincia la protesta

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ENNA. «La Regione Sicilia si da la zappa sui piedi: anzicchè applicare la normativa europea tergiversa e, contro ogni logica, lo fa a danno della Sicilia stessa». Così Carmelo Galati Rando, dell'Unione allevatori, dalla sede ennese, contro le politiche regionali che danneggiano fortemente il settore dell'agricoltura e della zootecnia. Mercoledì giornata di grande protesta a Palermo. Ancora una volta è l'ennese che si muove. Protestano: Confagricoltura, Copagri, Cia e Unione Allevatori Sicilia. Grande assente ancora una volta la Coldiretti. «La Cia di Enna aderisce alla manifestazione indetta dall'Unione allevatori Sicilia in favore della zootecnia e lo sblocco delle pratiche del biologico, impantanate dall'ignavia della burocrazia regionale» spiega il componente regionale della Cia, Francesco Salamone.

Ecco con la protesta cosa propongono le associazioni all'assessorato. 1) Riduzione carico bestiame uba/ha a 0,2 contro lo 0,5 attuale. Il massimale di 2 uba/ha, incentivato con premi maggiori, è una scelta che va contro la qualità e il benessere stesso degli animali e orienta le aziende verso una tipologia di allevamento pressochè intensivo. 2) Innalzare il contributo della misura compensativa portandolo fino al massimo consentito di 400 euro/Ha, e stabilire un tetto massimo per una distribuzione equa sul territorio. 3) Attivare la misura benessere animale. 4) Attivare per il 2014 bando misure agro ambientali con occhio di riguardo verso i pascoli montani e marginali delle zone interne, dove la zootecnia e l’unica fonte di sopravvivenza e di reddito. 5) Attivare misure atte ad elargire sostegni economici alle aziende linea vacca-vitello che intendono portare avanti un progetto di miglioramento della qualità, con immissione di tori di razza da carne selezionati. 6) Ottenere la vaccinazione dei bovini con il vaccino RB/51, come in Spagna, dove per altro ha dato risultati soddisfacenti, anzicchè con il BUK-19 che dà code vaccinali fino a 36 mesi. In pratica chi vaccinava col BUK-19 non poteva vendere per 3 anni, ma se si concede di vaccinare con l’RB/51, si può commercializzare solo dopo 30 giorni.

Al fine di garantire lo sviluppo delle aziende zootecniche e gestire i rischi sanitari derivanti dall’obbligo di adesione ai piani di eradicazione delle malattie infettive degli animali (Tubercolosi, brucellosi, leucosi bovina e brucellosi ovi-caprina), alle aziende che aderiscono alle misure agro-ambientali nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale si consenta il carico di animali da considerare come base di calcolo degli aiuti alle aziende zootecniche, come risultante all’Anagrafe Zootecnica Nazionale il giorno della notifica dell’obbligo di abbattimento degli animali da parte dall’Asp di competenza.

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