PROCURA

L’inchiesta sul sindaco di Enna, ci sono nuovi indagati

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I magistrati hanno concluso l’indagine sui presunti abusi d'ufficio al Comune. Altre due persone sono state iscritte al «registro», ma l’identità è top secret

ENNA. La Procura di Enna ha stralciato la posizione di due indagati, per cui si andrebbe verso la richiesta di archiviazione. Ma allo stesso tempo altri due ennesi, di cui ancora non si conosce il nome, vengono iscritti sul registro degli indagati. Sono queste le novità per cui è stata chiusa per la seconda volta l'inchiesta della magistratura sui presunti abusi d'ufficio al Comune, che vede iscritti sul registro degli indagati ben due sindaci, l'attuale, Paolo Garofalo, e il suo predecessore Rino Agnello. Un avviso che "sostituisce", si leggerebbe nello stesso atto, "il precedente", risalente a marzo 2014, alla luce degli interrogatori e degli atti consegnati alla magistratura dagli indagati, che hanno chiesto di essere sentiti o di depositare memorie.

Contattato telefonicamente, il sindaco Garofalo conferma la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini, ma precisa: "Per quanto mi riguarda non c'è niente di nuovo". Fonti vicine al primo cittadino puntualizzano inoltre che le due ipotesi di reato contestategli - un presunto abuso legato alla nomina del comitato di valutazione, perché alcuni componenti sarebbero stati, secondo la Procura, privi della necessaria indipendenza, e una tentata concussione - sono rimaste invariate. Ma i due "stralciati" erano entrambi co-indagati del sindaco, dunque la sua posizione viene ritenuta dalle stesse fonti, in un certo senso, alleggerita. Ad ogni modo permane l'ipotesi di tentata concussione, contestata solo a Garofalo. L'ipotesi è di aver tentato di "costringere" il dirigente dell'Ufficio legale ad accettare, nell'ambito della riorganizzazione della struttura organizzativa, l'incarico ad interim della dirigenza dello staff 1 Polizia locale, oltre al suo incarico di dirigente dello staff 2 Affari legali, nonostante il dirigente avesse fatto presente di non poter accettare, allegando un parere del presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati.
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