LA SENTENZA

Botte e minacce alla moglie, condannato un cinquantenne ad Enna

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ENNA. Avrebbe maltrattato e umiliato la moglie, costringendola anche a una convivenza more uxorio con la sua amante. Il giudice Vittorio La Placa ha emesso una pesante condanna a carico di un marito ennese di 59 anni, a seguito della denuncia della sua ex. All'imputato, di cui non si rendono note le generalità per non rendere identificabile la persona offesa, sono stati inflitti 3 anni e 2 mesi di reclusione, senza condizionale, e in più è stato interdetto dai pubblici uffici per cinque anni. La sentenza è andata anche oltre quelle che erano le richieste del pubblico ministero Giuseppina Sinardi, che aveva chiesto 2 anni e 4 mesi. L'imputato è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali, ma è una sentenza di primo grado: non appena saranno depositate le motivazioni, per cui il giudice si è riservato novanta giorni di tempo, potrà dunque ricorrere in appello.

A denunciarlo, come detto, è stata la moglie separata. In pratica la donna ha riferito che, mentre lei stava male, lui avrebbe avuto una relazione con un'altra donna e l'avrebbe portata a casa loro. Secondo l'imputazione, in sostanza, lui l'avrebbe minacciata, percossa e avrebbe anche rifiutato di darle il denaro necessario per fare fronte alle sue primarie esigenze di vita, così rendendole la vita particolarmente penosa e dolorosa. L'imputato è difeso dal l'avvocato Michele Caruso, che al termine del processo si è riservato di ricorrere in appello una volta depositate le motivazioni della sentenza.

La difesa in aula ha contestato le accuse, sostenendo che non c'erano né lesioni né percosse; e che in realtà l'imputato era andato a vivere con un'altra donna nello stesso stabile, si, ma in un altro appartamento. Ancora una volta dunque un ennese finisce alla sbarra per maltrattamenti ai danni della moglie. Stavolta però l'ipotesi accusatoria è più grave della maggior parte degli episodi, in cui sostanzialmente a far finire nei guai i mariti sono gli aspetti economici, legati a inottemperanze sui mezzi di sussistenza o sugli assegni di mantenimento.

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