DITTAINO

Terre espropriate per creare area industriale, ex proprietari mai pagati

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L’inchiesta.Da quasi 20 anni si sono presi le loro terre per ospitare le imprese che potevano contare così su megalotti: cause e ricorsi, ora la sentenza di risarcimento

ENNA. Da quasi vent’anni le loro terre sono state espropriate, per creare la zona industriale di Dittaino. Un'enorme distesa di "pubblico interesse", 3 milioni 200 mila metri quadrati di terreno a metà tra Enna e Assoro, negli anni '70 fu destinata a realizzare il sogno industriale di questa provincia, dove le imprese potevano contare così su megalotti, superiori quasi sempre a 5 mila metri quadrati di terreno (ma a volte anche quattro volte più grandi). Peccato che i proprietari delle terre espropriate, trenta famiglie - che da allora si incontrano periodicamente, tra di loro, e hanno intrapreso, da molti anni, vincendole, delle battaglie legali contro l'Asi - non hanno visto il becco di un quattrino.

Il loro "portavoce" è l'ingegnere di Enna Luciano Torregrossa. C'è chi possedeva piccoli lotti, poche migliaia di metri quadrati, che adesso, in virtù delle sentenze definitive, per le quali i Tribunali hanno disposto delle ctu, consulenze tecniche affidate ad esperti, dovranno essere pagati dall'Asi 5 euro al metro quadrato (frutto di un'elaborata stima, effettuata dai consulenti, che si chiudeva con la cifra di 10 euro, ridotte del 50 per cento in virtù della "pubblica utilità"); e chi, come lo stesso Torregrossa, si è visto espropriare - assieme ai suoi familiari - ben 15 ettari di terreno, finendo per vantare un credito di oltre un milione e mezzo di euro.
I loro terreni, in sostanza, negli anni Settanta furono trasformati in zona industriale, un'area in grado di garantire agli imprenditori spazi immensi, rispetto a quelle zone industriali dove i capannoni vengono collocati in spazi stretti, claustrofobicamente accostati tra loro in maniera serrata, l'uno accanto all'altro. A Dittaino gli spazi, forse, erano leggermente ampi, ma funzionali rispetto a una zona che puntava ad assicurare il benessere degli imprenditori e dei loro operai, tra aiuole, spazi aperti e terreni circostanti. Oggi, però, una grossa fetta di quei terreni è costituita da aziende che hanno chiuso i battenti e terreni usati da pecorai e vaccari dell'hinterland, che li utilizzano per il pascolo.

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