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L'INCHIESTA

La guardia carceraria arrestata a Enna "andava a pranzo con due presunti boss"

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ENNA. Salvatore Gesualdo, il giovane assistente di polizia penitenziaria arrestato perché ritenuto il nuovo capo del clan di Enna di Cosa Nostra, sarebbe andato a pranzo con "zio" Turi Seminara e Giancarlo Amaradio. La location era un ristorante di Pergusa. E la data scelta, venerdì 17 aprile 2009, fa pensare che forse, con il senno di poi, i partecipanti alla riunione avrebbero fatto bene a essere superstiziosi. Fuori dal locale, ad attenderli e immortalare tutto con un video, c'erano i poliziotti della Squadra Mobile. È uno degli elementi dell'accusa, che fa sostenere alla Dda che Gesualdo fosse inserito nel contesto mafioso ennese. Amaradio, si ricorda, due mesi dopo quell'incontro sarà arrestato e condannato in via definitiva perché ritenuto un boss. Seminara, invece, colui che la Dda di Caltanissetta ritiene il referente provinciale di Cosa Nostra, ancora è un presunto innocente, perché la sua condanna è stata annullata con rinvio dalla Cassazione e si trova a piede libero.

Sta di fatto che per Gesualdo, attualmente solo indagato in stato di arresto, quell'incontro fu casuale. Lo ha detto nel corso dell'interrogatorio: si trovava a pranzo con Amaradio, suo amico, ma non sapeva chi si sarebbe unito a loro. Poi Seminara e altri si sedettero e pranzarono assieme, ma per lui quegli incontri erano solo di natura personale, nulla a che vedere con la mafia. Sta di fatto che ben tre collaboratori di giustizia, due di Enna e uno di Catania, hanno puntato l'indice contro il giovane. Secondo gli elementi acquisiti dall'accusa, Gesualdo si sarebbe attivamente adoperato per imporre la leadership criminale di Cosa Nostra nel territorio di Regalbuto, confinante con il potere degli stiddari del clan Cappello, protagonisti di un'ascesa criminale inarrestabile nella vicina Catenanuova. A Gesualdo è poi contestata una tentata estorsione.

 

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