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TRIBUNALE

Abusava di 2 donne in ufficio, via al processo a Enna

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L’indagato era stato anche arrestato, ai domiciliari e poi scarcerato. Ieri una vittima ha confermato le accuse, rispondendo a un lungo contro-interrogatorio

«Subivo in silenzio molestie e palpeggiamenti per non rischiare di perdere il mio lavoro». Ha deposto così, ieri mattina, una delle due operaie che sarebbe stata vittima di molestie dal responsabile dell'impresa di pulizie per cui lavoravano, L.F., ennese di 45 anni. È ripreso ieri mattina il processo a carico dell'uomo, che risponde di violenza sessuale e stalking ai danni delle due lavoratrici. È difeso dall'avvocato Giuseppe Lo Vetri. In aula sono costituite come parte civile le due donne, difese dagli avvocati Fulvia Fazzi e Mauro Lombardo. La scena delle presunte molestie è un ufficio pubblico della provincia, che non è stato comunicato per evitare di fornire troppi dettagli che potessero rendere in qualche modo identificabili le presunte vittime.

La deposizione della donna è stata resa nel corso del processo a porte chiuse, per cui si conoscono solo pochi particolari dell'udienza di ieri. L'accusa, si ricorda, sostiene che per le due donne fosse diventato un incubo andare a lavoro, a causa delle vessazioni a sfondo sessuale a cui il responsabile le avrebbe sottoposte. Quell'uomo avrebbe approfittato del fatto che, al momento di fare le pulizie, gli uffici erano chiusi e non c'erano mai impiegati o altri che potessero accorgersi di ciò che faceva. E così avrebbe messo in atto diversi approcci: le avrebbe palpeggiate con violenza e costrette a subire avance lascive e proposte oscene. Da qui scaturisce l'accusa di atti persecutori, ipotizzata sulla scorta dell'attività investigativa svolta dalla polizia: più volte le avrebbe minacciate «di avviare procedimenti disciplinari a loro carico», «proponendo loro incontri sessuali, toccandole e facendosi toccare nelle parti intime e denigrandole davanti ai colleghi, fino a provocare loro un profondo stato d'ansia e di paura».
Per questa vicenda, l'indagato era stato anche arrestato, ai domiciliari, dalla Squadra Mobile di Enna, su ordinanza di custodia emessa dal Gip Luisa Maria Bruno, e poi scarcerato.

 

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