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"Diventa un pusher per sfamare la famiglia": il caso ad Enna

ENNA. Un  momento gravissimo di difficoltà economica. È per questo che Gaetano Vincifori, arrestato martedì mattina assieme alla moglie Virginia dagli agenti della Squadra Mobile di Enna, avrebbe iniziato a spacciare marijuana a Piazza Armerina. Lo ha detto lui stesso ieri, rispondendo al Gip di Enna Luisa Maria Bruno. Il giudice lo ha interrogato nella saletta per gli interrogatori del carcere di Enna, alla presenza dei suoi avvocati, i penalisti Sinuhe Curcuraci e Nino Cammarata. Ha spiegato che vendere droga era l'unico modo possibile per sbarcare il lunario, confermando implicitamente ciò che ha detto martedì mattina, in conferenza stampa, il Questore Ferdinando Guarino: il business degli stupefacenti «non conosce crisi». Da quando ha cominciato a lavorare, comunque, e da quando lo hanno arrestato nel 2003, sostiene di aver interrotto ogni attività di spaccio.

Dunque anche Vincifori, come la moglie, ha deciso di ammettere le proprie responsabilità. Sui coniugi, del resto, è stata svolta un'importante attività tecnica, con intercettazioni telefoniche, ambientali e riprese. Quando furono arrestati nel 2013, inoltre, avevano patteggiato un anno e dieci mesi di reclusione, pena peraltro soggetta a revisione al ribasso, per via dell'abolizione della legge "Fini Giovanardi". Vincifori, come la Rocca, ha respinto l'accusa di esercizio abusivo della professione di fisioterapista, sostenendo che aveva un regolare diploma e che poteva esercitare senza problemi. Anche lui, infine, al pari della moglie, non ha tirato in ballo altri, se non per scagionarli, o in certi casi definirli semplici "consumatori". Ieri è stato interrogato anche il giovane Riccardo Giuseppe Zarbo, agirino di 25 anni. Il giovane, che è cognato di Giuseppe Cuccia, altro arrestato, ha deciso di rispondere per chiarire la propria posizione.

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