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APPELLO DEL SINDACO

Piazza Armerina in ansia per le sorti di Calcagno, uno dei 4 rapiti in Libia

Il 13 luglio scorso, Calcagno aveva accompagnato all'altare Gianluca, il primo dei suoi due figli (un maschio e una femmina), che hanno vissuto con lui e la moglie nella casa alla periferia sud del Comune, all'uscita per Gela

PIAZZA ARMERINA. Si vivono ore di  angoscia e trepidazione, a Piazza Armerina (Enna), per le sorti di Filippo Calcagno, di 65 anni, originario del paese dei mosaici e per i suoi tre colleghi, tutti dipendenti dell'impresa Bonatti di Parma, rapiti ieri da gruppi armati in Libia.

Il 13 luglio scorso, Calcagno aveva accompagnato all'altare Gianluca, il primo dei suoi due figli (un maschio e una femmina), che hanno vissuto con lui e la moglie nella casa alla periferia sud del Comune, all'uscita per Gela. Una villa realizzata, in contrada «Colla-Scarante», con gusto e con anni di lavoro e di sacrificio, in giro per il mondo. Al momento del sequestro, Calcagno stava tornando al suo posto di lavoro di Mellitah, la stazione di pompaggio del metano che dai giacimenti libici viene trasferito all'approdo siciliano di Gela, attraverso il gasdotto sottomarino Greenstream della lunghezza di 520 km.

Il sindaco di Piazza Armerina, Filippo Miroddi, si è recato oggi in prefettura, ad Enna, per avere un quadro chiaro della situazione e per mettere la propria giunta a disposizione della famiglia e degli organi inquirenti. «Siamo profondamente preoccupati - ha detto il sindaco - e restiamo con l'animo sospeso in attesa degli sviluppi di questa  angosciante vicenda. Un appello ai sequestratori: liberate
Calcagno e i suoi colleghi». «Abbiamo espresso alla famiglia la solidarietà dei piazzesi e nostra personale  - ha aggiunto,  Miroddi - ed esternato alla prefettura i sentimenti di paura e di perplessità: paura per le sorti dei sequestrati, perplessità per l'eccessivo clamore mediatico che sta circondando questa vicenda e che potrebbe compromettere le trattative con i sequestratori, che, speriamo non facciano parte dell'Isis».

Colleghi e amici lo descrivono come un grande lavoratore e come una persona seria e amabile. In famiglia, nessuno rilascia dichiarazioni ai cronisti: rispettano la consegna del silenzio chiesta dal ministero degli Esteri per non compromettere il lavoro diplomatico avviato per liberare gli ostaggi. Il figlio Gianluca ha interrotto il viaggio di nozze negli  Usa e sta tornando a casa. La moglie di Calcagno sta male. Vive nella paura per quello che tutta la famiglia ha definito un incubo. Per garantire la privacy carabinieri e agenti di polizia presidiano la villa, giorno e notte.

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