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L'INCHIESTA

"Terrorismo", altri tre stranieri indagati dalla Digos di Enna

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ENNA. Si è allargata l’inchiesta della Digos di Enna che ha portato alla cattura del pakistano Muhammad Bilal, 25 anni, accusato di istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo e dall’utilizzo del mezzo informatico. Sotto inchiesta adesso sarebbero in tre, perché la Procura di Caltanissetta avrebbe iscritto sul registro degli indagati anche altri due extracomunitari, uno residente a Trapani e uno a Como, nei cui confronti sono state eseguite perquisizioni. Facebook, per gli inquirenti, sarebbe stato usato per diffondere le idee di un’organizzazione pakistana, “Sipah-e-Sahaba Pakistan”, ritenuta da anni vicina al terrorismo.

Si saprà nelle prossime ore se Bilal sarà immediatamente trasferito al carcere di Caltanissetta; se il Gip Massimo Lauricella delegherà l’interrogatorio di garanzia in rogatoria a un suo omologo di Mantova; o, ancora, se decidesse di spostarsi per interrogarlo personalmente. Sta di fatto che per il momento l’uomo, che è stato arrestato a Sailetto, in provincia di Mantova, dalla polizia, si trova in carcere in Lombardia. E nel Mantovano, chi lo conosce è rimasto sbigottito, come il benzinaio del distributore che si trova accanto all’appartamento dove dormiva, da qualche giorno, che ha detto in un’intervista pubblicata sul web di conoscere Muhammad sin da piccolo e di essere certo che non si tratti di un terrorista. E c’è attesa adesso per comprendere cosa dirà, il giovane arrestato, al Gip che ne ha ordinato la cattura. Tecnicamente, a ogni modo, potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Per arrivare a lui gli agenti, che si erano insospettiti notando il suo atteggiamento “insofferente” – come ha spiegato, nella conferenza stampa di presentazione dell’operazione, il questore Ferdinando Guarino, che ha illustrato i particolari assieme al procuratore facente funzioni di Caltanissetta Lia Sava – hanno dovuto intercettare 70 mila telefonate, monitorare 30 siti web, 500 ore di navigazione su profili di Facebook, 150 numeri telefonici, 10 mila pagine di tabulati e ascoltare ben 3 mila ore di telefonate, perlopiù in lingua Hutu. «L’indagine – ha detto il procuratore Sava – è nata dal contesto di Piazza Armerina e si è irrobustita con una serie di segnalazioni e con l’indagine della Digos di Enna, che si è concentrata sul personaggio».

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