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Mafia a Leonforte, il pm: «È Armenio l’homo novus»

LEONFORTE. Secondo gli agenti del commissariato di Leonforte era lui l’«Homo Novus» della mafia leonfortese, l’uomo nuovo, avulso dagli ambienti della criminalità organizzata - tornato in paese dopo aver vissuto per anni in Olanda - che a un certo punto sarebbe entrato nel clan leonfortese di Cosa Nostra. E adesso per Mario Armenio «l’olandese», 59 anni, il Pm Roberto Condorelli ha chiesto 13 anni e 6 mesi di reclusione, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. La requisitoria del pubblico ministero è giunta l’altro ieri sera dinanzi al Tribunale collegiale di Enna.

La sentenza è attesa tra due mesi. Il Pm poi ha chiesto di condannare a 5 anni, per ipotesi minori, il leonfortese Angelo Monsù e a 2 anni il figlio Domenico. Armenio è difeso dall’avvocato Ones Benintende, i Monsù dall’avvocato Antonio Impellizzeri. Proprio «Homo Novus» fu il titolo della grossa inchiesta degli agenti del Commissariato di Leonforte, che ha tolto i veli sulle attività del clan, di cui avrebbe fatto parte Armenio e che sarebbe stato comandato dall’imprenditore Giovanni Fiorenza, detto «sacchinedda».

L’olandese era tornato in Sicilia, dunque, e secondo gli inquirenti avrebbe partecipato al progetto di rimettere in moto le attività di Cosa Nostra a Leonforte, sotto la guida di Fiorenza. Il processo ad Armenio e i Monsù è uno stralcio del procedimento principale, che nel frattempo è giunto in appello a Caltanissetta.

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