PROCURA

Pietraperzia, muore in ospedale: in 12 nel registro degli indagati

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PIETRAPERZIA. Doveva essere un intervento di routine. L’hanno portata in ambulanza all’ospedale Vittorio Emanuele di Catania, da Enna, per un intervento di aspirazione di un calcolo al colon, che non sarebbe stato possibile compiere all’Umberto I. Ma le condizioni della signora Salvatrice Pagliaro, 61 anni, si sono rapidamente aggravate, presumibilmente nel corso dell’intervento, a Catania: è entrata in coma ed è morta l’indomani mattina, giovedì 20, nel reparto di rianimazione del nosocomio catanese. Una morte inspiegabile, per i familiari, che sottolineano come le condizioni di salute della signora fossero buone.

I familiari si sono rivolti ai carabinieri e alla magistratura per fare chiarezza. Poi la Procura, dopo aver acquisito tutta la documentazione, ha iscritto sul registro degli indagati 12 persone, la cui identità non è stata resa nota – ma si tratterebbe di medici e sanitari – e disposto l’autopsia, per cui sarà conferito un incarico domani mattina dal sostituto procuratore di Catania Fabio Regolo. L’esposto è stato presentato dal marito della signora, il quale ha sottolineato che il 19 aprile la moglie era stata portata in ambulanza da Enna, dove era stata ricoverata il giorno prima, al Vittorio Emanuele.

Da qui l’avrebbero dovuta trasferire nuovamente a Enna. L’intervento sarebbe cominciato alle 9,30 di quel giorno, ma dopo circa tre ore al figlio sarebbe stato comunicato che le condizioni della madre erano gravi: era in pericolo di morte. È seguito un trasferimento all’ospedale Ferrarotto, da dove però la donna è stata presto riportata alla rianimazione del Vittorio Emanuele. Nonostante il figlio ribadisse che sua madre “stava bene”, che non era spiegabile come le sue condizioni si fossero aggravate in così poco tempo – secondo quando ha ricostruito il giovane nell’esposto – e nonostante l’avessero rassicurato, prima, dicendogli che si trattava di un intervento di pochi minuti, «una fesseria«, la situazione sarebbe precipitata.

Sarebbero seguite spiegazioni discordanti – un infarto durante l’intervento, un vena otturata, un’emorragia interna – che non hanno convinto la famiglia. Sta di fatto che l’indomani mattina, alle 5, è stato comunicato il decesso al marito, Rocco Pagliaro, che ha scritto di suo pugno un esposto, in cui tra l’altro spiega di non darsi pace, per il fatto di non essere andato personalmente a Catania, cosa che non ha fatto perché gli avevano detto che sarebbe stato un intervento veloce e quasi banale. L’esposto è indirizzato al procuratore della Repubblica di Catania; e riferisce pure la testimonianza del figlio. In calce, i due chiedono di procedere a tutte le verifiche possibili, per comprendere cosa sia accaduto. Domani alle 10,30 sarà conferito l’incarico al medico legale.

La famiglia della signora Pagliaro ha conferito incarico all’avvocato Franco Nicoletti del foro di Enna per vigilare sull’andamento delle attività e partecipare, anche con un consulente tecnico di fiducia, all’esame autoptico, che si svolgerà quasi certamente domani stesso. L’iscrizione dei medici nel registro degli indagati, va ribadito, è un atto dovuto a tutela degli stessi indagati, che possono designare un consulente per partecipare agli accertamenti e all’autopsia. È una tragedia che ha scosso profondamente la comunità pietrina, un piccolo centro dove la famiglia è molto conosciuta. Il marito della signora ha un’agenzia di onoranze funebri. La signora aveva tre figli e assieme al marito gestiva anche un negozio di piante e fiori.

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