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Nicosia, il Guardasigilli recita il mea culpa sul caso Giannola

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Sono stati tanti, ieri mattina, i nicosiani che insieme alle autorità hanno partecipato alla commemorazione, la prima ufficiale, a distanza di 60 anni dell'omicidio del presidente del Tribunale di Nicosia, Antonino Giannola.

Finalmente quel giudice, il primo ucciso nell'esercizio delle sue funzioni, ha ottenuto il riconoscimento che per tanti, troppi, anni è mancato e se gli avvocati del Foro di Nicosia hanno da subito voluto onorare quel giudice ucciso in Tribunale il 26 gennaio 1960, autotassandosi per dedicargli un busto bronzeo, ieri mattina, così come sarebbe stato giusto che avvenisse prima è arrivata la commemorazione ufficiale a cui ha partecipato, sebbene virtualmente e solo con un lungo messaggio, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Presenti il prefetto di Enna, le forze dell'ordine, gli organismi forensi, la città , l'amministrazione comunale, con il sindaco Luigi Bonelli. Un momento intenso con tanta gente come ormai non si vedeva più dal 13 settembre 2013 quando il Tribunale è stato chiuso, perché soppresso. E tutti si sono stretti attorno ai familiari del giudice Giannola, ai figli Isabella, Silvano e Italo, che hanno ricordato quanto sia stato difficile crescere senza padre e con uno Stato che è stato «patrigno». Non hanno avuto infatti alcun tipo di beneficio per quel lutto e per quel dolore che ancora dopo 60 anni continua a rinnovarsi.

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